L’AI può creare più ricchezza. Chi la incassa?

L’AI può creare più ricchezza. Chi la incassa?

L’AI prepara un documento in pochi minuti.
Il lavoro che prima occupava una mattina si accorcia.

Chi ci guadagna: il professionista, il cliente, l’azienda o chi vende la tecnologia?

L’AI può creare più ricchezza. Chi la incassa?

Anthropic, l’azienda che sviluppa Claude, ha costruito un modello economico per esplorare questa domanda negli Stati Uniti.

Lo ha affiancato a un simulatore pubblico.
Cambi le ipotesi sull’AI e osservi come potrebbe cambiare l’economia nel 2030.

Il punto che merita attenzione è questo: un paese può produrre più ricchezza mentre i salari di una parte dei lavoratori restano quasi uguali.

Da quali pezzi sono partiti

Anthropic considera ogni mestiere come un insieme di attività.

Alcune restano alle persone, alcune vengono aiutate dall’AI, altre automatizzate.
Possono nascerne di nuove.

Pensiamo a uno studio professionale.

Raccogliere documenti, cercare informazioni, preparare una relazione, controllarla e parlarne con il cliente sono attività diverse.

L’effetto dell’AI può cambiare da un passaggio all’altro.

Nel simulatore scegli cinque ipotesi:

  • quanto sarà capace l’AI;
  • quanto verrà usata;
  • quanto farà da sola;
  • quanto aumenterà la produttività;
  • quanto tempo servirà a chi deve trovare un’altra occupazione.

Il modello calcola le conseguenze su produzione, salari e occupazione.

Gli autori propongono tre scenari, da un cambiamento contenuto a una trasformazione molto profonda.

Produci di più. Quanto ti resta?

Nello scenario intermedio di Anthropic, nel 2030 l’economia americana produce di più. I salari di chi lavora con informazioni e documenti restano quasi uguali a quelli che avrebbe avuto senza AI.

Una parte maggiore del reddito va a chi possiede le tecnologie e le risorse usate per produrre. Essere più produttivi, quindi, non garantisce di guadagnare di più.

È uno scenario, non una previsione. Per capire cosa potrebbe cambiare in Italia, guardiamo da dove partiamo.

E in Italia?

Per ottenere una stima italiana servirebbe ricalcolare il modello con dati italiani.

Possiamo però individuare due aspetti che contano già.

Il primo è la diffusione dell’AI.

Secondo ISTAT, nel 2025 la utilizzava il 16,4% delle imprese con almeno 10 addetti.

Tra le grandi imprese la quota arrivava al 53,1%.
Tra quelle da 10 a 249 addetti era il 15,7%.

Le aziende sotto i 10 addetti sono fuori da questa rilevazione.

Quel dato, quindi, descrive solo una parte del tessuto produttivo.
Un piccolo studio di tre persone richiede un’analisi propria.

Le imprese possono affrontare il cambiamento con tempi e capacità molto diversi.

Anche una tecnologia disponibile a tutti richiede competenze, documenti utilizzabili e processi in cui inserirla.

Il secondo aspetto è il lavoro.

Uno studio della Banca d’Italia pubblicato nel 2024 distingue le attività che l’AI può affiancare da quelle che può sostituire.

Rileva inoltre una bassa mobilità tra occupazioni.

Questo conta perché passare a un altro mestiere richiede tempo.

L’esposizione all’AI indica quanto una professione può essere coinvolta.
Da sola non misura quanti posti saranno persi.

Cosa cambia nel tuo lavoro

Portiamo la domanda dentro uno studio.
Facciamo un esempio ipotetico, con numeri inventati per vedere il meccanismo.

Una relazione viene venduta a 600 euro e richiede sei ore.

Con l’AI, compresi controllo e correzioni, le ore diventano tre.

Se il compenso resta uguale, lo studio ha più tempo disponibile.

Se i clienti chiedono un prezzo più basso, una parte del beneficio passa a loro.

Se lo studio usa le ore liberate per un servizio che i clienti vogliono acquistare, può generare nuovo reddito.

Sono possibilità da verificare.

Contano la domanda, i costi della tecnologia e il lavoro necessario a controllare il risultato.

La qualità consegnata al cliente deve reggere il confronto.

Il tempo liberato dall’AI diventa un vantaggio economico quando trovi un modo concreto per usarlo e misuri ciò che cambia.

Parti da un lavoro che fai davvero

Copia questo testo nella tua AI. Ti aiuterà a scegliere una prima attività da provare e a capire se il risultato vale il cambiamento.

Aiutami a capire dove l’AI può migliorare il mio lavoro mantenendo la qualità.

Comincia chiedendomi quale lavoro ripetuto voglio esaminare. Analizziamo un solo processo alla volta. Fammi una domanda alla volta, scelta in base alle mie risposte.

Ricostruiamo i passaggi, la frequenza, i tempi, i controlli e cosa rende il risultato utile al cliente. Chiedimi solo ciò che serve per una prima prova. Quando le informazioni bastano, fermati con le domande; segnala i dati non essenziali che mancano.

Distingui dati reali e ipotesi. Le stime di tempo e guadagno restano da verificare.

Scegli una sola attività candidata all’AI e spiegami perché. Proponi un confronto con il lavoro attuale: stesso risultato richiesto, tempo totale compresi i controlli, costi e qualità.

Poi accompagnami subito a svolgere quella prima attività qui in chat. Chiedimi l’esempio o i dati indispensabili, senza nomi o informazioni riservate, e lavora sul materiale che ti passo. Se manca qualcosa che blocca la prova, chiedimi solo quello. Aiutami a controllare il risultato e a misurare se conviene continuare.

Sal Chiarenza · LeaderAI

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *